#06 – Mix

Non sto a scusarmi per la lunga assenza.

Non è che son stato con le mani in mano. Tutt’altro! Solo che non aggiornavo il sito da un po’, e nel frattempo la modalità con cui gestivo il BLOG non funzionava più, e non avevo tempo e voglia di aggiustarla.

Ora va.

Mi rifaccio vivo, sperando di esser più presente.

Sono tanti gli argomenti che vorrei trattare. Non li tratterò tutti oggi.

L’argomento che vorrei trattare qui invece riguarda il lavoro del fonico in termini di mix di canzoni. Quando si lavora a un mix di un brano, tra gli addetti al settore, si dice in maniera scherzosa – ma neanche tanto – che “un mix non si conclude, si abbandona!”, per dire che non si arriverà mai alla perfezione di un lavoro, e che ad ogni ascolto si troverà sempre qualcosa che non va bene, qualche particolare da cambiare, qualche incertezza, etc. Un fonico di mio riferimento, il grande Salvatore Addeo, invece dice che lui i mix li conclude sempre, che arriva a un punto e dice “è così!”, e il mix è finito. Faccio un po’ fatica a fare mia questa affermazione, non perchè non sia d’accordo con lui, ma perchè mi trovo sempre a lavorare con persone che pur non essendo dei fonici pretendono di dire la loro sul mio lavoro, e io non sono capace di impormi e dire che non ci metto più mano. Anche a fronte di una spesa irrisoria da parte di chi pretende, e un guadagno inesistente da parte di chi ci lavora. (nb. Forse dovrei farmi pagare molto di più! Ma poi ovviamente il cliente potrebbe dire che “siccome paga” allora può “pretendere”… senza considerare il “giusto” che sarebbe dovuto al di là del risultato… ). E i mix sono infiniti.

Ragionandoci sopra, però, credo che il passaggio sia un’altro ancora. Credo che il lavoro del fonico sia legato al suo gusto e alle sue capacità. Parlo del fonico di studio, che lavora ai mix di canzoni, e che svolge nella maggior parte dei casi il lavoro da producer (da non confondere con quello dell’arrangiatore). Il gusto e le capacità di un fonico fan sì che sulla musica su cui lavora ci metta quello che lui è in grado di fare. È sbagliato chiedere a un fonico di studio di mixare un brano come quello di quella tal band, o avere i suoni come quelli di quell’artista, che “suoni anni 70”, che sia “moderna” e via di seguito… certo, alcuni stili richiedono determinati suoni, ma questi dovrebbero essere forniti già in partenza da chi suona (per esempio: se faccio un brano punk, chitarre basso e batteria avranno un loro suono di base… se faccio trap, la base sarà quella che sarà e la voce sarà trattata con autotune… se faccio bluegrass, mi aspetto strumenti acustici…è tutto all’origine). Una volta registrati gli strumenti, non c’è nessuna regola da seguire che impone di fare determinate cose. Il fonico farà secondo il suo gusto e le sue capacità. Se il fonico ascolta solo musica classica, difficilmente sarà in grado di produrre un buon brano hard rock. E se invece ascolta solo elettronica, farà fatica con il jazz. Il suo gusto sarà quello che determina tutto. E il cliente deve scegliere il fonico rispetto a quello che vuole ottenere, e non perchè è l’unico fonico che conosce per poi chiedergli la luna. Se io volessi un quadro di Picasso, non andrei da Giotto o da Caravaggio a chiedergli di farmi un quadro di “alla Picasso” perchè non sarebbero capaci. Così come non chiederei a Mozart di farmi un brano dei Joe Division, o a Johnny Cash di scrivere una tarantella. Mi spiego? Io cliente quando consegno un mix al fonico devo già sapere che le sue orecchie, il suo gusto e le sue capacità mi porteranno a un mix come lui sa fare. E sarà concluso. Se invece le mie aspettative saranno altre, allora inizierò a chiedergli modifiche su modifiche per portarlo dove voglio io. E a quel punto il pensiero del fonico – che poi è il mio nel 90% dei casi – sarà “e perchè non te lo fai tu, con le tue capacità e le tue attrezzature, visto che sai come lo vuoi?”.

Un po’ come quando un chitarrista alle prime armi chiede a un esperto chitarrista classico di fargli delle parti di chitarra aspettandosi riff rock’n’roll, e si lamenta che non li fa come li vuole o proprio non li sa fare. Il limite non è nel chitarrista, ma in chi ha sbagliato la richiesta.

Spero di essermi spiegato. Il fonico in tv, nei live, in teatro, fa un lavoro molto tecnico. Deve far sentire bene il suono che c’è. Il materiale tecnico che ha a disposizione deve aiutarlo in questo. E se lo si critica, ha solo due scusanti: la poca esperienza e un materiale tecnico insufficiente.

Il fonico in studio invece lavora quasi in maniera artistica, è più un artigiano. E criticare il suo lavoro ha senso solo se le aspettative iniziali non erano poste bene. Oltre questo, potrebbe consegnare un lavoro totalmente saturo e distorto, ma se quello è il suo gusto, bisogna accettarlo così com’è. Un po’ come la gamba di Garpez, è un’opera d’arte ed è così come la vedi e col valore che ha, anche se “il mio falegname con trentamila lire la fa meglio”.

Concludo. Vuoi lavorare con me? Hai chiesto a ME di fare questo lavoro? Allora fidati di ME e lasciami lavorare al prezzo del valore che do al mio tempo e alle mie capacità. Se no puoi andare altrove, e amici come prima.

Alla prossima.